-Aurelio Angelini-
quattro impianti in un ecosistema unico, nel “collo di bottiglia” siciliano
Un paradigma diverso, non un veto
" [...] non è un rifiuto dell’eolico offshore. È la richiesta che la transizione energetica rispetti una gerarchia delle soluzioni, privilegiando impianti di media dimensione in aree a minore sensibilità ecologica, e che, dove impianti di grande scala vengano approvati, le misure di mitigazione siano strutturali, dimensionate, vincolanti e verificabili. I quattro impianti al largo della Sicilia occidentale insistono su uno degli ecosistemi marini e ornitologici più delicati del Mediterraneo: un corridoio migratorio di rilevanza continentale, una rete di aree protette internazionalmente riconosciute, comunità di pescatori artigianali e un paesaggio culturale di valore eccezionale. Approvarli senza le garanzie qui descritte non sarebbe una transizione ecologica: sarebbe una riconversione dell’estrattivismo. Applicarle integralmente significa dimostrare che l’Italia è in grado di costruire un sistema energetico rinnovabile all’altezza della propria biodiversità, dei propri paesaggi e delle proprie comunità"_

