venerdì 5 aprile 2024

PONTE SULLO STRETTO, IL BLUFF CHE FA GIÀ DANNO

Argo Catania-la resistenza degli espropriandi

 Il costituzionalista Antonio Saitta, esperto di diritto amministrativo e avvocato di alcuni abitanti soggetti ad esproprio parla di dramma sociale, di “migliaia di cittadini che da decenni vivono nell’incertezza e che vedono nuovamente materializzarsi un incubo”__


Sul Ponte di Messina si vuole procedere a tamburo battente, gli annunci si susseguono, le date sono sempre più ravvicinate: approvazione dell’aggiornamento del progetto definitivo, invio degli elaborati ai ministeri, dichiarazione di pubblica utilità, avvio del procedimento che porterà agli espropri, apertura di uno sportello per fornire informazioni agli espropriandi, una prossima conferenza dei servizi e via discorrendo.

Sì, tamburo battente è l’espressione giusta, si vuole fare rumore e dimostrare con continui annunci che ci si sta muovendo velocemente verso la realizzazione dell’opera. Velocemente soprattutto nella comunicazione, perché la vera data importante che si approssima è quella del 9 giugno, quando ci saranno le elezioni europee alle quali Salvini, con un consenso elettorale in caduta libera, intende arrivare stringendo saldamente in mano questo bottino: si sta passando ai fatti, il Ponte si sta realizzando.

Le scadenze su cui si insiste fanno dimenticare tutto quello che ancora manca, a partire dal progetto esecutivo che ancora non c’è per arrivare ai dubbi irrisolti sul piano tecnico (resistenza dei materiali, protezione dalla corrosione, possibilità di sostituzione dei cavi, ….), sul piano economico (costi sproporzionati ai benefici, visto il numero decrescente del numero dei veicoli che transitano sullo stretto, investitori privati che non si trovano perché manca la convenienza a finanziare un’opera che non offrirà ritorno economico), sul piano ambientale (basti pensare al problema della necessaria valutazione di impatto ambientale con una commissione Via Vas in scadenza).

Agli interrogativi ancora aperti (e taciuti) si oppongono roboanti promesse, sui posti di lavoro (ma già passati dai 120 mila ai cinquemila), sul rilancio dello sviluppo per il Sud e via discorrendo.

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