venerdì 19 maggio 2023

POST DAL SENATO DELLA REPUBBLICA

- Toni Casano -

 sull'autonomia differenziata  costi giuridici, economici e sociali 

“c’è ancora un giudice a Berlino”

La trama secessionista dell’autonomia differenziata caldeggiata dal partito unico del nord

È passato quasi sotto silenzio il disegno di legge costituzionale orchestrato sotto la regia del ministro leghista Roberto Calderoli, abile somministratore di polpette avvelenate, famoso  per le sue “porcate  istituzionali”, come il famigerato varo della legge elettorale da lui stesso con orgoglio denominata “porcellum”.  

Adesso lo vediamo brigare trasversalmente, da protagonista principale, con le pseudo “opposizioni dialoganti” nordiste (fra i quali spiccano politici e amministratori dem come  Fassino, Bonaccini, Sala), le quali da tempo hanno dato vita ad un non dichiarato  “partito unico del nord”, per colpire a morte l’unità del paese e seppellire definitivamente la questione meridionale.

D’altra parte, come non ricordare la stura data all’autonomia differenziata, con la riforma del titolo quinto della Costituzione nel 2001 voluta dal governo di centrosinistra a guida Amato? 

Per fortuna “c’è ancora un giudice a Berlino” o, nel nostro caso specifico, un qualche funzionario pubblico a Roma capace di mettere in dubbio la bontà delle cd. “innovazioni costituzionali” e demistificarne i veri obiettivi, cercando così di ricondurre nel solco della legittimità costituzionale non solo la forma delle procedure previste, ma gli stessi effetti giuridici sostanziali che ricadrebbero sull’assetto istituzionale del dettato costituente repubblicano. Non a caso nella relazione del Servizio del Bilancio del Senato viene citato il terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione italiana, il quale prevede “forme e condizioni particolari di autonomia” per le regioni a statuto ordinario. 

Nella fattispecie, si fa osservare: «Il disegno di legge A.S. 615, presentato il 23 marzo dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie, definisce i princìpi generali per l’attuazione di questa autonomia differenziata. Ma sarà possibile  – si chiede il Servizio del Senato –  realizzarla senza aggravio per le casse dello Stato e continuando ad assicurare i Livelli Essenziali delle Prestazioni (#LEP), che costituiscono il nucleo invalicabile di quei #diritti civili e sociali, previsti dalla Costituzione, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, in modo da erogare a tutti i cittadini i servizi fondamentali, dalla #sanità all’#istruzione?». 

Insomma il disegno di legge è stato passato al setaccio e dall’esame sono emerse importanti criticità che, qualora passassero, potrebbero mettere seriamente in crisi il patto costitutivo dell’unità nazionale, di cui alla carta fondamentale. Infatti come viene rilevato dall'approfondimento della spesa a carico degli enti meridionali: «Nel caso, ad esempio, del trasferimento alle regioni di un consistente numero di funzioni oggi svolte dallo Stato (e delle relative risorse umane, strumentali e finanziarie), ci sarebbe una forte crescita del bilancio regionale ed un ridimensionamento di quello statale, col rischio di non riuscire a conservare i livelli essenziali delle prestazioni presso le regioni non differenziate».  Cosicché quel che inevitabilmente si determinerebbe è il seguente quadro: «Le regioni più povere, oppure quelle con bassi livelli di tributi erariali maturati nel proprio territorio, potrebbero avere maggiori difficoltà a finanziare, e dunque ad acquisire, le funzioni aggiuntive. E il trasferimento delle nuove funzioni amministrative a comuni, province e città metropolitane da parte delle regioni differenziate potrebbe – rileva la relazione dell’organo strutturale di Palazzo Madama – far venir meno il conseguimento di economie di scala, dovuto alla presenza dei costi fissi indivisibili legati all’erogazione dei servizi la cui incidenza aumenta al diminuire della popolazione».


posts  \ leggi il dossier del Servizio Bilancio del Senato


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