martedì 4 agosto 2026

Autogestione migrante

-Sergio Sinigaglia-

Anche oggi le notizie sulla questione immigrazione informano dell’ennesimo migranticidio. Nelle acque delle Baleari sono morte 17 persone durante la traversata dall’Africa; due sono state salvate dal soccorso marittimo e dalla Guardia Civil e sono state proprio loro a raccontare dei compagni affogati. Stessa sorte è toccata a un gruppo di egiziani al largo di Tobruk: a quanto raccontano i quindici sopravvissuti, rimasti aggrappati per nove giorni all’imbarcazione, questa, a causa di un’avaria, è rimasta alla deriva_

Quasi contemporaneamente, durante il tentativo di attraversamento della Manica, un barcone con 157 persone a bordo ha preso fuoco; gli occupanti si sono tuffati ma, per fortuna, sono stati soccorsi in tempo e salvati.

Nel frattempo i ministri dell’Interno dell’Ue, riuniti in videoconferenza, alla conclusione dei lavori, incentrati sulla vicenda di Ceuta, in una nota congiunta informano che «è emersa una visione condivisa sulla necessità di continuare a combattere senza tregua il traffico di migranti, di potenziare i rimpatri, di rafforzare le frontiere dell'Ue, di instaurare partenariati solidi con i Paesi terzi e di migliorare la capacità di previsione». Insomma, il "modello Albania" italico ha fatto scuola e oggi la Meloni vuole creare ghetti analoghi in Africa: la Libia docet. Magari potrebbe chiedere ragguagli a Minniti. A poco più di metà del 2026 nel Mediterraneo sono morte 1.570 persone, naturalmente quelle di cui si conosce ufficialmente la sorte.

Tutto questo dopo che le immagini delle migliaia di persone, minorenni e non, provenienti dal Marocco, arrivate a Ceuta e prontamente respinte, dopo che a decine sono morte in mare durante la breve traversata, hanno fatto il giro del mondo. Nei giorni successivi il governo italiano, senza alcun senso del ridicolo, ha sospeso il trattato di Schengen con la Spagna e il ministro degli Esteri iberico ha mostrato i muscoli, rivendicando una vera politica di respingimento, alla faccia del «governo di sinistra».

Perché, se è indubbio che Sánchez ha regolarizzato seicentomila immigrati (per avvalersi di forza lavoro...), è noto anche che, da quelle parti, in questi anni ci si è adoperati a erigere muri e a cacciare i migranti. Proprio davanti a Ceuta l’esecutivo spagnolo sta erigendo un muro galleggiante per fermare più efficacemente chi cerca una vita migliore.

Ma proprio da questo Paese arriva un’esperienza importante, segnalata dal quotidiano Avvenire. In riferimento alla sanatoria che ha prodotto la regolarizzazione, ci viene spiegato che essa è frutto di un’iniziativa dal basso, la quale, seppure abbia avuto anche il supporto di sindacati, Chiesa cattolica e soggetti della società civile, ha avuto come protagonista il movimento autorganizzato di migranti "Regularización Ya".

Il reportage firmato da Francesca Ghirardelli ci fa sapere che il movimento è nato nel periodo del Covid, ha iniziato la mobilitazione con una "Proposta non legislativa" (respinta) e successivamente ha presentato un’"Iniziativa legislativa popolare", sostenuta da ben 700mila firme, che ha portato alla regolarizzazione di migliaia di stranieri arrivati in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e privi di precedenti penali.

Il valore politico del percorso è evidente: migranti che prendono nelle proprie mani il destino dei loro simili, in prima persona. Una forma di autogestione migrante che, per quello che se ne sa, non ha eguali.

La migliore esemplificazione di ciò che intendiamo per "autonomia del sociale". Soprattutto la risposta più efficace alle politiche criminali che hanno caratterizzato i governi europei in questi anni, sostanzialmente senza grandi distinzioni rispetto allo schieramento politico, come dimostrano anche le esperienze dei Paesi scandinavi, un tempo patria del cosiddetto modello socialdemocratico. Per non parlare dei centrosinistra nostrani.

Dunque dalla Spagna arriva una notizia importante: un percorso che, al di là della sua specificità, cioè di una nazione dove anche su altre tematiche i movimenti sono particolarmente attivi (si pensi, ad esempio, alla questione abitativa), può essere d’esempio per tutte quelle associazioni impegnate da anni nell’accoglienza dei migranti e nel garantire loro una vita degna.

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