Usa e Israele, nelle guerre contro Iran e
Libano, distruggono infrastrutture civili, massacrano bambini e assassinano
operatori sanitari. Esportano così le pratiche brutali adottate nella Striscia
Uno
degli aspetti più agghiaccianti del genocidio di Gaza – oltre al massacro quasi
senza precedenti di bambini e altri innocenti e al quasi totale annientamento
di un’intera società, evento senza eguali nell’era moderna – è che i funzionari
sia degli Stati uniti che di Israele speravano apertamente di farne il nuovo,
orribile, modello per la guerra moderna. Come stiamo vedendo in questo momento
in Iran e in Libano, non stanno perdendo tempo nell’applicare lo stesso modello
anche altrove.
L’anno scorso, mentre Gaza
era tra le rovine con oltre il 10% della sua popolazione uccisa o ferita, il New Yorker ha
pubblicato un articolo agghiacciante sul genocidio di Gaza. Secondo quanto
riportato, diversi avvocati militari ed esperti legali statunitensi
consideravano la scia di omicidi e distruzioni perpetrata da Israele a Gaza non
solo un modo del tutto accettabile di condurre una guerra, ma anche una «prova
generale» per un futuro conflitto con un avversario degli Stati uniti come la
Cina: ovvero, un conflitto senza freni, senza rispetto del diritto
internazionale e senza scrupoli nell’uccidere civili. In altre parole, ciò che
Israele ha fatto a Gaza con il pieno appoggio degli Stati uniti dovrebbe
diventare la nuova normalità in tempo di guerra, almeno quando a farlo è «la
nostra parte».
Il rapporto si inseriva in
modo stridente nel contesto di una consolidata prassi di funzionari
statunitensi e israeliani intenti a invocare i bombardamenti a tappeto degli Alleati durante
la Seconda guerra mondiale per giustificare il loro genocidio. Per quasi tutto
il periodo successivo alla guerra, quei bombardamenti sono stati universalmente
considerati crimini di guerra e un orrore morale – persino da Curtis LeMay in
persona, il generale psicotico che guidò i bombardamenti incendiari del
Giappone e che in seguito invocava una guerra nucleare con l’Unione Sovietica –
un orrore che il mondo civilizzato mise immediatamente al bando dopo la guerra,
creando il sistema di diritto internazionale che oggi sopravvive a stento. Fu
un evento talmente orribile che persino Richard Nixon sentì il bisogno di fingere con la
stampa nel 1972 che il bombardamento incendiario di Dresda fosse andato troppo
oltre e che non avrebbe mai fatto una cosa simile al Vietnam, anche se ne
avrebbe avuto tutte le ragioni (per la cronaca, lo fece). Eppure, negli ultimi
tre anni, i falchi americani e israeliani non si sono nemmeno più preoccupati
di fingere. Ciò che sta accadendo in Iran e in Libano è proprio questa dottrina
in azione.
L’Iran come Gaza
Sebbene le stime varino, c’è un consenso generale sul fatto che
gli Stati uniti e Israele abbiano sganciato circa un migliaio di bombe al
giorno sull’Iran nei primi giorni della guerra, un ritmo simile a quello dei
primi giorni dei bombardamenti israeliani su Gaza. Anzi, se la stima israeliana
di aver sganciato 15.000 bombe sull’Iran nei primi ventisei giorni fosse
corretta, la media giornaliera di 577 bombe sganciate sull’Iran supererebbe
quella del primo mese di bombardamenti su Gaza nel 2023, quando ne furono
sganciate poco meno di cinquecento al giorno.
Secondo Airwars, il gruppo di monitoraggio indipendente che
tiene traccia dei bombardamenti contro i civili, se si utilizza la misura
leggermente diversa del numero di obiettivi colpiti, le prime cento ore della
guerra israelo-americana contro l’Iran sono state due volte più feroci dello
stesso periodo a Gaza tre anni fa. Israele ha colpito a Gaza circa la metà degli
obiettivi colpiti in Iran nei primi quattro giorni di questa guerra
(quattromila). Bisogna tenere presente che Gaza, soprattutto nei suoi primi
giorni e settimane, è stata teatro della campagna di bombardamenti più intensa
di questo secolo, superando Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, la guerra contro
l’Isis e la guerra della Russia contro l’Ucraina, e persino molte guerre del
secolo scorso. Il metodo di guerra statunitense-israeliano in Iran condivide
una serie di caratteristiche che, all’epoca, erano considerate senza precedenti
e uniche per la guerra di Gaza.
La guerra è iniziata con un massacro di bambini, in quello che è
stato ora confermato essere un bombardamento mirato da parte degli Stati uniti
contro una scuola, in cui sono morte più di cento bambine. Ora sappiamo che è
iniziata anche con il bombardamento di una palestra e di un’altra scuola
elementare, che ha causato la morte di ventuno persone, tra cui due bambini,
utilizzando un nuovo missile a corto raggio il cui primo impiego in combattimento
risale proprio a questa guerra. Da allora, gli eserciti statunitense e
israeliano hanno sganciato pesanti bombe su interi edifici residenziali e
distrutto interi isolati, nonostante l’evidente pericolo per i civili,
seppellendo i cittadini iraniani sotto le macerie. Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana,
Israele ha danneggiato o distrutto oltre 90.000 unità abitative in tutto
l’Iran, più di trecento strutture sanitarie e mediche, oltre settecento
università e scuole e una serie di altre strutture civili. Tra queste figurano
farmacie, numerose stazioni di polizia e altri siti di sicurezza, nonché le
infrastrutture utilizzate per pagare gli agenti, un impianto di
desalinizzazione che contribuisce a fornire acqua potabile e siti storici
secolari. Israele ha inoltre bombardato almeno tre volte alcuni impianti
nucleari iraniani, rischiando un terribile incidente. Sia Israele che Donald
Trump hanno successivamente minacciato di distruggere le altre infrastrutture
energetiche iraniane.
Israele ha bombardato impianti petroliferi a Teheran in quello
che equivale a un attacco chimico, provocando nubi di fumi tossici che hanno
avvolto la città, rendendo l’aria irrespirabile per giorni, e piogge acide e
nere che si sono riversate sulla popolazione. Ora ha preso di mira anche
infrastrutture cruciali per l’approvvigionamento alimentare dell’Iran, un
impianto per la produzione di farmaci antitumorali e la produzione di acciaio,
fondamentale sia per l’economia del paese che per la sua capacità di
ricostruirsi dopo la guerra. Esistono solide prove che almeno parte della causa
della carneficina indiscriminata e illegale sia da attribuire alla dipendenza dall’intelligenza artificiale per
l’individuazione dei bersagli, mentre il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha
annunciato che l’esercito statunitense, a corto di munizioni di precisione, avrebbe iniziato a utilizzare bombe
di enorme potenza da 500, 1000 e 2000 libbre, in grado di causare danni più
indiscriminati.
Tutto ciò dovrebbe suonare familiare. Bombardamenti
indiscriminati senza riguardo per il pericolo rappresentato dai civili, l’uso
dell’intelligenza artificiale e di bombe di grande potenza in aree densamente
popolate, il massacro apparentemente casuale di bambini, l’impiego di armi
chimiche e della fame come strumenti di guerra, attacchi a infrastrutture
civili cruciali per il funzionamento della società, tra cui la produzione di
energia, le strutture sanitarie e i siti storici: sono tutti tratti distintivi
della guerra di Israele contro Gaza.
Non si tratta solo di replicare i metodi della guerra di Gaza:
da parte degli Stati uniti, si tratta anche di stesso uso della retorica.
Hegseth ha abbandonato le dichiarazioni di facciata che i funzionari
statunitensi riservavano alla guerra etica e alla preoccupazione per i civili,
e sta invece lanciando avvertimenti sempre più cupi, in stile israeliano,
sull’uccisione collettiva di tutti gli iraniani, minacciando che «morte e
distruzione tutto il giorno dal cielo» si abbatteranno sul paese e avvertendo
che «gli unici che devono preoccuparsi ora sono gli iraniani che pensano di
sopravvivere». Solo una settimana fa, ha letteralmente pregato Dio di
«spezzare i denti agli empi» e di scatenare «una violenza travolgente contro
coloro che non meritano pietà».
Il Libano come Gaza
Sarebbe già abbastanza grave se questo fenomeno si limitasse
all’Iran. Ma stiamo assistendo alla stessa cosa anche in Libano dove l’esercito
israeliano ha illegalmente emesso ordini di evacuazione forzata nei confronti
dei civili, minacciandoli di morte certa a causa dei bombardamenti
indiscriminati, provocando lo sfollamento di oltre un milione di persone,
ovvero un’incredibile percentuale del 20% della popolazione libanese. L’
obiettivo è quello di occupare a tempo indeterminato un’ampia porzione del
territorio libanese, creando una «zona cuscinetto» e radendo al suolo tutte le
case e gli edifici abbandonati dai precedenti residenti, non prima però che i
soldati israeliani li saccheggino divertendosi.
Nel corso di queste operazioni, Israele sembra aver preso di
mira deliberatamente operatori sanitari e giornalisti libanesi, uccidendone
finora decine, tra cui nove paramedici uccisi nel Libano meridionale lo scorso
fine settimana in una serie di attacchi contro strutture sanitarie. Vi sono
inoltre prove dell’utilizzo di fosforo bianco su
aree residenziali. Tutti questi crimini, un tempo inaccettabili, sono diventati
tristemente frequenti nella devastazione di Gaza. E si affiancano ad altri
parallelismi tra cui attacchi a strutture sanitarie, edifici residenziali e
altre infrastrutture civili come centrali elettriche, impianti idrici e fognari
e i terreni agricoli da cui dipende la produzione alimentare. I funzionari
israeliani sono stati espliciti al riguardo, indicando le loro azioni a Gaza
per spiegare i piani di guerra in Libano e arrivando persino a invocare la
distruzione genocida del territorio come una minaccia. Forse l’aspetto più
agghiacciante è che una delle statistiche più raccapriccianti sulla condotta
delle forze israeliane a Gaza – secondo cui avrebbero ucciso ogni giorno un
numero di bambini equivalente a quello di un’intera classe scolastica, stando
al direttore generale dell’Unicef – è quasi identica alla statistica che
il vicedirettore dell’Unicef ha appena usato per descrivere ciò
che Israele sta facendo attualmente in Libano.
Ora siamo tutti Gaza
Quello a cui stiamo assistendo in Medio Oriente è la gazificazione della guerra. È
chiaro che Israele e Washington sono determinati a rendere alcuni dei
comportamenti israeliani più ripugnanti, azioni che un tempo consideravamo
esempi unici e di portata storica di sadismo umano, la nuova normalità per
tutte le loro guerre future. Ed è abominevole a livello puramente umano. Il principio
del diritto internazionale è che tutti concordino tacitamente su determinate
regole di base, in modo da garantire che certi comportamenti in guerra siano
vietati, a prescindere da chi sia coinvolto. Ma una volta avviate delle
eccezioni allora anche gli avversari si sentiranno autorizzati a seguire quella
strada, con risultati tutt’altro che piacevoli, come si vede negli attacchi di
rappresaglia iraniani contro le infrastrutture civili e le improvvise accuse da
parte dei neoconservatori e dei funzionari israeliani secondo cui, imitandoli,
l’Iran starebbe commettendo crimini di guerra.
Il rispetto del diritto internazionale non è un interruttore da
accendere e spegnere a piacimento. Cercando di stravolgere questo concetto,
Israele e i funzionari di Trump non si limitano a commettere crimini efferati.
Stanno creando un mondo più brutale, in cui il loro stesso popolo corre un
rischio maggiore di subire gli stessi torti che stanno ora perpetrando: un
mondo in cui i futuri avversari degli Stati uniti avranno meno scrupoli
nell’attaccare le scorte alimentari degli americani o le infrastrutture che li
tengono al caldo d’inverno, o nel distruggere o neutralizzare le strutture
sanitarie su cui fanno affidamento quando sono malati, tutto a causa di una
guerra impopolare iniziata da leader che la maggior parte degli americani non
apprezza nemmeno. La gazificazione della
guerra da parte di Trump e Israele è una grande scommessa. E sono le nostre
vite, le vite dei nostri figli, delle nostre famiglie e di altri cari che
stanno mettendo in gioco come pegno.
*Branko
Marcetic lavora a JacobinMag ed è autore di Yesterday’s
Man: The Case Against Joe Biden.
Questo articolo è uscito su
JacobinMag. La
traduzione è a cura della redazione.
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